Pubblicato il : 20/09/2026
Cosa pensa una bellissima ragazza quando è seduta da sola in un locale?
Forse, guardandola da fuori, qualcuno potrebbe immaginare che stia aspettando qualcuno. O che sia uscita per conoscere un uomo. O ancora che sappia perfettamente di attirare l´attenzione e che, in fondo, sia lì proprio per quello.
Ieri sera ero io quella ragazza.
Sono uscita da sola.
E non era una di quelle serate in cui avevo voglia di trovare l´uomo della mia vita, né tantomeno l´avventura di una notte.
Avevo semplicemente voglia di uscire. Di stare un po´ con me stessa.
La solitudine, a volte, mi fa bene.
Mi piace stare da sola, osservare quello che succede intorno a me, perdermi nei pensieri, avere la sensazione di non dover parlare con nessuno.
Ero vestita in modo casual, praticamente senza trucco. Non avevo passato ore davanti allo specchio per sentirmi bella quella sera. Non ne avevo bisogno.
Mi sono seduta con il mio drink e sono rimasta immersa nei miei pensieri.
Poi ho iniziato a notare gli sguardi.
Uno.
Poi un altro.
E poi tanti.
Sorrisi, occhi che si incrociavano con i miei, uomini e ragazzi che sembravano sul punto di avvicinarsi e poi rimanevano al loro posto.
Forse non sapevano come farlo.
Forse una donna che appare molto sicura, bella o semplicemente fuori dal contesto di un gruppo può mettere soggezione.
Forse qualcuno pensa: “Sarà sicuramente fidanzata.”
Oppure: “Una così non mi guarderà mai.”
Oppure, più semplicemente: “E se mi rifiutasse?”
Non posso sapere cosa passasse realmente nella testa di quelle persone.
Ma c´è una cosa che loro non potevano sapere.
Io ero sola.
Non nel senso che non sapessi stare da sola. Quello, anzi, mi piace.
Ero sola nel senso più umano della parola.
In quel momento, dentro di me, avrei quasi desiderato che uno di quegli uomini trovasse il coraggio di venire al mio tavolo e chiedermi semplicemente:
“Posso farti compagnia?”
Tutto qui.
Non cercavo una storia d´amore.
Non cercavo sesso.
Non cercavo qualcuno che mi cambiasse la vita.
Avrei voluto soltanto un po´ di compagnia.
Ed è questa, forse, la cosa più curiosa della solitudine: puoi amarla profondamente e, nello stesso momento, desiderare qualcuno accanto.
Non c´è contraddizione.
Possiamo essere persone indipendenti e avere comunque bisogno di un incontro.
Possiamo essere abituati a stare da soli e sperare, qualche volta, che qualcuno scelga di sedersi accanto a noi.
E forse quello che vediamo negli altri non è mai tutta la loro storia.
Una ragazza sola in un locale può sembrare irraggiungibile.
Può sembrare sicura di sé.
Può sembrare completamente soddisfatta della propria solitudine.
Può persino sembrare che non abbia bisogno di nessuno.
Ma magari sta semplicemente aspettando che qualcuno trovi il coraggio di rompere quella distanza.
Ieri sera nessuno si è seduto al mio tavolo.
E forse va bene così.
Sono tornata a casa con la mia solitudine, che continuo ad amare.
Ma anche con un pensiero.
A volte siamo talmente concentrati sull´immagine che una persona ci restituisce da dimenticare che, dietro quello sguardo, potrebbe esserci qualcuno che avrebbe soltanto bisogno di sentirsi dire:
“Ti va se mi siedo qui?”
E allora, magari, la prossima volta che vedete una ragazza sola in un locale, provateci.
Mettete a tacere per un attimo il Self 1, la voce critica e giudicante, e lasciate spazio al Self 2, il vostro potenziale naturale, per dirla alla Timothy Gallwey.
Perché il Self 1 è quella voce che comincia a parlare proprio quando dovremmo semplicemente agire.
“E se mi rifiuta?”
“E se faccio una figuraccia?”
“E se pensa che sono ridicolo?”
“E se è fidanzata?”
“E se non le piaccio?”
“E se disturbo?”
E non ci sono soltanto le paure.
Ci sono tutte quelle interferenze, quei giudizi, quelle aspettative e quelle convinzioni che abbiamo imparato a portarci dietro e che, spesso, nemmeno ci accorgiamo di avere.
“Una donna così non può essere interessata a uno come me.”
“Se è sola, probabilmente vuole essere lasciata in pace.”
“Se fosse interessata, mi avrebbe già guardato.”
“Non devo farmi rifiutare.”
“Devo trovare la frase giusta.”
“Devo essere sicuro di piacerle prima di avvicinarmi.”
Il problema è che, mentre il Self 1 pensa, analizza, giudica, prevede e cerca di proteggerci da qualsiasi possibile figuraccia, la vita intanto passa.
Il Self 2, invece, è quello che sa semplicemente fare.
Quello che si avvicina.
Quello che dice: “Ciao, posso farti compagnia?”
Senza costruire nella propria testa dieci scenari diversi.
Senza pretendere di sapere in anticipo quale sarà la risposta.
Senza trasformare un possibile rifiuto in un giudizio sul proprio valore.
Semplicemente agire.
Che bella parola: AGIRE. :))
E allora fatevi avanti.
Perché magari vi dirà di no.
E pazienza.
Il rifiuto riguarda quello che avete fatto, non quello che siete.
E questa, forse, è una delle cose più importanti da ricordare quando abbiamo paura di essere rifiutati.
Anche perché, dall´altra parte del tavolo, potreste trovare una persona che stava aspettando proprio che qualcuno avesse il coraggio di provarci.
O magari no.
Chi lo sa.
Ma almeno avrete avuto il coraggio di scoprirlo. :))
E comunque, mentre scrivo tutto questo, mi sono resa conto di una cosa.
FARE. AGIRE.
Due parole semplicissime.
Eppure, quante volte pensiamo invece di fare? :)
Quante volte analizziamo invece di agire? :)
Quante volte prepariamo, immaginiamo, prevediamo, controlliamo… e intanto non facciamo nulla? :))
Forse il Self 1 vive proprio lì: nello spazio infinito tra pensare di fare e fare.
Mentre il Self 2… semplicemente agisce.
Comunque io adesso la cosa che faccio è andarmi a vedere la differenza tra fare e agire..se esiste.. perché forse sono solo sinonimi :)))