LEGGERE PUÒ FAR MALE ALL´ANIMA E ALL´ESISTENZA.

Pubblicato il : 19/09/2026



Leggere fa bene.


Lo sentiamo dire continuamente.


Bisogna leggere di più. I bambini devono leggere. Gli adulti dovrebbero leggere. Leggere aiuta il pensiero critico, amplia il vocabolario, aumenta le conoscenze, apre la mente.


E poi ci sono tutti quegli articoli sui grandi imprenditori, fondatori e persone di successo che raccontano quanti libri leggono ogni anno.


Io stessa leggo.


E anche parecchio.


Per questo quello che sto per scrivere potrebbe sembrare una contraddizione.


Leggere fa male.


O, almeno, può avere delle controindicazioni.


E questa è una provocazione, ma fino a un certo punto.


IN ITALIA NON LEGGIAMO POI COSÌ TANTO


Partiamo da un dato.


Secondo l´Istat, nel 2024 il 57,1% delle persone dai 6 anni in su ha dichiarato di aver letto almeno un libro nei dodici mesi precedenti. Significa circa 32 milioni di persone.


Detto così, sembra quasi che siamo una nazione di lettori.


Ma la fotografia cambia quando si guarda alla frequenza.


Insomma, leggere non è esattamente un´abitudine universale.


E forse è un peccato.


Oppure no.


Perché nessuno ci racconta mai abbastanza chiaramente quanto possa essere destabilizzante leggere davvero.


LEGGERE TI PORTA A PENSARE


Questo è il primo problema.


Leggi un libro e magari scopri un´idea che non avevi mai considerato.


Poi ne leggi un altro e quell´idea viene completamente messa in discussione.


Poi ne leggi un terzo e inizi a dubitare anche del secondo.


Alla fine ti ritrovi seduta sul divano a chiederti:


“Ma quindi io cosa penso davvero?”


È una domanda pericolosa.


Molto più pericolosa di quanto sembri.


Perché prima magari avevi delle certezze.


Adesso hai delle domande.


E le domande sono scomode.


LEGGERE TI RENDE MENO SICURO DI TE


Viviamo in un mondo in cui la sicurezza di sé viene spesso interpretata come una prova di competenza.


Chi parla con sicurezza sembra sapere.


Chi decide rapidamente sembra competente.


Chi non dubita sembra forte.


Poi inizi a leggere.


E scopri che le persone più intelligenti della storia hanno passato intere esistenze a dubitare, riflettere, correggersi, cambiare idea.


E allora succede qualcosa di strano.


Più impari, più ti accorgi di quanto non sai.


È uno dei paradossi della conoscenza.


Leggere può renderti più consapevole, ma anche molto meno tranquillo.


LEGGERE TI METTE IN DISCUSSIONE


E qui arriviamo alla parte che secondo me è davvero pericolosa.


La lettura, quando diventa qualcosa di più del semplice intrattenimento, può iniziare a smontarti.


Leggi filosofia e inizi a chiederti cosa sia una vita buona.


Leggi psicologia e inizi a osservare i tuoi comportamenti.


Leggi storia e scopri che le cose che consideravi normali sono spesso il risultato di circostanze, conflitti e casualità.


Leggi narrativa e inizi a entrare nella testa di persone completamente diverse da te.


Leggi di economia e inizi a mettere in discussione il modo in cui guadagni e spendi.


Leggi di spiritualità e inizi a chiederti cosa stai facendo della tua vita.


È estenuante.


Potresti semplicemente vivere.


Invece no.


Leggi.


E pensi.


IL PROBLEMA DI SENECA


Prendiamo Seneca.


È uno degli autori che più stimo.


Eppure anche lui, approfondendolo, mi ha costretta a fare i conti con una realtà meno semplice della versione rassicurante del filosofo stoico che potremmo immaginarci.


Seneca fu immensamente ricco e la sua posizione economica entrò in tensione con alcuni ideali filosofici che professava.


Questo non significa automaticamente che la sua filosofia fosse falsa o che la sua vita fosse ipocrita.


Significa qualcosa di molto più interessante:


gli esseri umani sono contraddittori.


Anche quelli che ammiriamo.


Anche quelli che leggiamo.


Anche quelli dai quali prendiamo lezioni di vita.


E leggere abbastanza significa prima o poi scoprire queste contraddizioni.


Il problema è che, una volta scoperta la complessità, diventa difficile tornare alla versione semplice delle cose.


LEGGERE TI FA CHIUDERE DENTRO TE STESSA


E qui arrivo alla mia accusa più grave.


A volte leggere ti fa stare troppo dentro la tua testa.


Inizi con un libro.


Poi un altro.


Poi vuoi approfondire quell´autore.


Poi scopri un´altra teoria.


Poi cerchi un altro punto di vista.


E improvvisamente sei lì a pensare alla vita invece di viverla.


Ti fai domande.


Analizzi.


Confronti.


Rifletti.


Cerchi la verità.


E la verità, puntualmente, non arriva.


O arriva solo per essere rimessa in discussione dal libro successivo.


Nel frattempo fuori la vita continua.


Le persone escono.


Si innamorano.


Fanno errori.


Cambiano lavoro.


Partono.


Tornano.


Vivono.


E tu sei ancora lì con un libro aperto e una domanda in testa.


E POI C´È IL PROBLEMA PEGGIORE: LA DIPENDENZA


Perché leggere può creare una strana forma di dipendenza.


Non necessariamente dal libro.


Dalla ricerca.


Vuoi capire.


Vuoi sapere.


Vuoi approfondire.


Vuoi leggere l´autore citato dall´autore che stai leggendo.


Vuoi conoscere il contesto storico.


Vuoi capire cosa ne pensavano gli altri.


E ogni risposta genera una nuova curiosità.


È una spirale potenzialmente infinita.


E forse è proprio questo il motivo per cui continuiamo a leggere.


Non perché arriviamo finalmente alla verità.


Ma perché scopriamo che la verità è molto più grande di quanto pensassimo.


QUINDI LEGGERE FA DAVVERO MALE?


No.


O forse sì.


Dipende da cosa intendiamo per “fare male”.


Se per stare bene intendiamo essere tranquilli, avere certezze, non mettere continuamente in discussione noi stessi e sentirci sicuri delle nostre idee, allora sì.


Leggere può essere una pessima abitudine.


Se invece per stare bene intendiamo diventare più consapevoli, più curiosi, più capaci di riconoscere la complessità e meno convinti di possedere tutte le risposte...


allora forse leggere è una delle cose migliori che possiamo fare.


Anche se, ogni tanto, avrei preferito non sapere.


Perché ci sono verità che, una volta incontrate, non puoi più disimparare.


E forse è proprio questa la vera controindicazione della lettura.


Non ti lascia esattamente come ti ha trovato.


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