Pubblicato il : 12/09/2026
C’è un famoso esperimento psicologico in cui a dei bambini viene dato un marshmallow.
La proposta è semplice: puoi mangiarlo subito oppure aspettare.
Se aspetti, ne avrai due.
Sembra una scelta banale.
In realtà, dietro quel marshmallow c’è una domanda che riguarda tutti noi:
quanto siamo disposti ad aspettare per ottenere qualcosa di più?
Perché aspettare non è facile.
Significa fare uno sforzo, tollerare un desiderio, rinunciare per un momento a una gratificazione immediata.
E oggi siamo abituati esattamente al contrario.
Vogliamo una risposta? La cerchiamo subito.
Vogliamo qualcosa? La ordiniamo.
Ci annoiamo? Troviamo immediatamente qualcosa da fare.
Desideriamo qualcosa? Perché aspettare?
Abbiamo imparato a ridurre al minimo la distanza tra il desiderio e la sua soddisfazione.
Ma cosa succede quando quella distanza, invece di essere un ostacolo, diventa parte del valore?
Forse il secondo è davvero meglio del primo. :)
Non perché il primo sia necessariamente meno piacevole, ma perché per arrivare al secondo abbiamo dovuto fare qualcosa in più.
Abbiamo aspettato.
Ed è proprio qui che mi viene in mente Osho.
Parlando di sessualità, Osho propone un’idea particolare: l’energia sessuale non deve necessariamente essere scaricata ogni volta che nasce il desiderio.
Può anche essere trattenuta.
Ma trattenere non significa reprimere.
Non significa negare il desiderio, combatterlo o far finta che non esista.
Significa restare dentro quella sensazione senza avere necessariamente bisogno di portarla subito alla sua conclusione.
È una differenza sottile, ma importante.
Quando sentiamo una forte tensione, spesso pensiamo che l’unico modo per stare meglio sia liberarcene.
Osho propone invece un’altra possibilità:
e se quella tensione potesse diventare energia da indirizzare?
Nella sua visione tantrica, l’orgasmo sessuale rappresenta una forma di scarica dell’energia, mentre quello che definisce orgasmo spirituale riguarda la possibilità di trasformare quell’energia e portarla verso una maggiore consapevolezza.
La Kundalini, nella tradizione yogica, viene rappresentata proprio attraverso l’immagine di un’energia che sale.
Non è qualcosa che possiamo prendere come una spiegazione scientifica.
È una metafora.
E la metafora che mi interessa è questa:
non tutta l’energia che sentiamo deve essere consumata immediatamente.
A volte possiamo darle una direzione.
Un desiderio può diventare creatività.
Una passione può diventare un progetto.
Una frustrazione può diventare ricerca.
Una tensione può diventare concentrazione.
Non si tratta di avere meno energia.
Si tratta di capire dove vogliamo portarla.
Ed è qui che, stranamente, il marshmallow e Osho si incontrano.
Il bambino che aspetta il secondo marshmallow non sta semplicemente rinunciando al primo.
Sta scegliendo di non esaurire subito la possibilità di piacere.
Fa uno sforzo.
Aspetta.
E proprio attraverso quell’attesa può ottenere qualcosa di più.
Forse anche nella nostra vita potremmo chiederci cosa succederebbe se non cercassimo sempre di scaricare immediatamente ciò che sentiamo.
La rabbia.
La frustrazione.
Il desiderio.
L’eccitazione.
La voglia di avere subito una risposta.
Non per reprimerli.
Ma per capire che cosa potrebbero diventare.
Quante volte, invece, cerchiamo il prossimo marshmallow?
Il prossimo viaggio.
Il prossimo acquisto.
Il prossimo risultato.
Il prossimo riconoscimento.
La prossima relazione.
Il prossimo obiettivo.
Arriviamo.
Proviamo piacere.
E quasi subito siamo già proiettati verso qualcosa di nuovo.
Non c’è niente di sbagliato nel desiderare.
Forse, però, possiamo imparare a distinguere il desiderio dall’urgenza.
Non tutto quello che vogliamo deve essere ottenuto subito.
A volte possiamo aspettare.
Possiamo fare uno sforzo in più.
Possiamo lasciare che un desiderio cresca, invece di soddisfarlo immediatamente.
E scoprire che proprio quell’attesa può renderlo più intenso.
Perché forse il punto non è avere meno desiderio.
È imparare cosa farne.
Non meno piacere.
Più consapevolezza.
Più intensità.
Più direzione.
E forse anche la vita assomiglia a un orgasmo.
C’è una tensione che cresce, un desiderio che ci muove, un’energia che aumenta.
Possiamo cercare continuamente la gratificazione più veloce, il prossimo picco, il prossimo risultato.
Oppure possiamo imparare a stare dentro quella tensione un po’ più a lungo e vedere dove può portarci.
Perché forse la realizzazione non è arrivare sempre al prossimo orgasmo della vita.
È rendere tutta la vita un orgasmo. ♡