Pubblicato il : 08/09/2026
Di libri, ultimamente, ne ho letti parecchi.
Durante un periodo di forte depressione ero praticamente incollata al letto e una delle poche cose che riuscivo a fare era leggere.
Anche la depressione, a modo suo, ha avuto qualche aspetto positivo. :)
Ho letto tantissimo. Libri di crescita personale, psicologia, comunicazione e leadership. Libri arrivati in momenti diversi, spesso proprio quando avevo bisogno di loro.
E sono sempre più convinta che non siamo noi a scegliere i libri. Sono i libri a scegliere noi.
Quando entro in una libreria mi succede qualcosa.
Metto le cuffiette, cammino tra gli scaffali e mi sento quasi avvolta e protetta dai libri.
Come se lì dentro potessi fermare tutto per un po´.
Questa estate mi sono fermata davvero.
Ho rivisto la mia vita, ho attraversato una parte del mio processo di individuazione, ho pensato, sofferto, compreso.
Tra uno spritz in Italia e uno all´estero ho cercato di mettere ordine.
Di capire.
Di unire i puntini.
E in mezzo a tutto questo è arrivato un libro che mi ha fatto sorridere già dal titolo.
Chiudi quella cazzo di bocca, di Dan Lyons.
Credo che questo libro non avrebbe potuto arrivare in un momento migliore.
Sto facendo schemi e prendendo appunti come se dovessi sostenere un esame.
Perché questo libro, per me, meriterebbe un corso.. mannaggia lo fanno già!! XD
LA MODALITÀ STFU
STFU sta per “Shut The Fuck Up”.
Tradotto molto liberamente: stai zitto, cazzo.
E no, non significa semplicemente smettere di parlare.
La modalità STFU è molto più interessante.
È la capacità di fermarsi.
Di non interrompere.
Di non preparare mentalmente la risposta mentre l´altra persona sta ancora parlando.
Di non sentire il bisogno di avere sempre qualcosa da dire.
È, soprattutto, imparare ad ascoltare davvero.
E sembra facilissimo.
Non lo è affatto.
Perché abbiamo una voglia incredibile di parlare, spiegare, correggere, consigliare, dimostrare che abbiamo capito e riempire i silenzi.
E qualche volta parliamo proprio quando sarebbe molto più utile stare zitti.
La modalità STFU, per me, è diventata quasi un piccolo esercizio quotidiano:
Fermati. Respira. Ascolta.
Lascia che l´altra persona finisca.
E soprattutto, non pensare di dover necessariamente risolvere qualcosa.
Questa parte mi ha colpita moltissimo anche rispetto al coaching.
Più lavoro con le persone, più mi rendo conto che non sempre abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia una risposta.
A volte abbiamo bisogno di qualcuno che sappia stare lì.
Che faccia la domanda giusta.
Che non abbia paura del silenzio.
Che ci lasci lo spazio per sentire cosa pensiamo davvero.
E allora ho iniziato a chiedermi quante volte, nelle nostre relazioni, confondiamo l´aiutare con il parlare.
Come genitori, partner, amici, colleghi, leader.
Quante volte diciamo “Se fossi in te farei…” quando l´altra persona magari non ci ha chiesto nessuna soluzione?
Quante volte ascoltiamo solo per poter replicare?
La modalità STFU ci chiede qualcosa di molto più difficile:
esserci senza dover dimostrare niente.
Perché ascoltare non significa stare semplicemente in silenzio.
Significa fare spazio.
Agli altri.
E, qualche volta, anche a noi stessi.
UNA COMPETENZA CHE MERITA UNO SPAZIO A PARTE
Per questo voglio dedicare altri articoli alla modalità STFU.
Perché, anche se non mi considero un´esperta di competenze trasversali, su questa cosa mi viene da dire: io giuro, ci farei una sezione a parte.
Lo so, fa già parte delle competenze relazionali, ma secondo me è una competenza così importante da abbracciarne tante altre.
Imparare ad ascoltare e, soprattutto, ad ascoltarci, saper fare silenzio, non avere sempre bisogno di dire la nostra e non voler necessariamente avere l´ultima parola: secondo me è una competenza trasversale enorme.
E forse anche una delle più sottovalutate.
La metterei tra le competenze fondamentali per essere persone migliori, genitori migliori, partner migliori, leader migliori, colleghi migliori.
Insomma, una vera e propria competenza STFU.
SOPRATTUTTO OGGI
Viviamo nell´epoca in cui tutti hanno qualcosa da dire.
Abbiamo sempre un´opinione.
Un commento.
Una risposta.
Una storia da pubblicare.
Un pensiero da condividere.
Sui social possiamo parlare continuamente.
Ma quanto sappiamo ancora ascoltare?
Quanto sappiamo stare in silenzio senza sentire il bisogno di riempirlo?
Quanto siamo capaci di essere presenti davanti a una persona senza controllare il telefono, preparare la risposta o pensare a cosa pubblicheremo dopo?
E forse questa è la grande contraddizione del nostro tempo:
abbiamo più strumenti che mai per comunicare e, forse, sempre meno capacità di ascoltarci davvero.
Perché forse, nell´epoca in cui tutti cercano di farsi sentire,
imparare a “stare zitti” potrebbe essere una delle forme più rivoluzionarie di comunicazione.