LA MIA IDEA DI PENSIONE È UN PO’ DIVERSA

Pubblicato il : 31/08/2026
Stamattina ero con mio papà a fare colazione e, nel mezzo di una consulenza pensionistica :) siamo finiti a parlare di guerra. Perché evidentemente non esistono argomenti più leggeri da affrontare davanti a un cappuccino. :)

Dopo due infarti e dopo aver rischiato di perderlo l’anno scorso, cerco di dedicargli più tempo possibile. E forse è proprio per questo che oggi do un valore enorme a questi momenti: una colazione, una chiacchierata, il tempo passato insieme.

Parlando di guerra mi è venuto in mente il concetto di yin e yang.

Premessa: non sono particolarmente informata sul tema della guerra. Non perché non mi interessi, anzi. Vorrei davvero poter fare qualcosa. Semplicemente, sono molto sensibile a tutto ciò che considero una fonte di energia negativa e cerco di proteggere il mio equilibrio.

Per questo non guardo il TG. Anche perché ho notato che, stranamente, riescono sempre a trovare il modo di raccontarti una tragedia proprio mentre stai cercando di finire tranquillamente la cena.

E qui mi sono ricordata di quanto sia interessante la psicologia dell’informazione.

Avete mai sentito parlare di primacy effect e recency effect?

Il primacy effect è la tendenza a ricordare maggiormente ciò che viene presentato all’inizio, mentre il recency effect riguarda ciò che arriva alla fine. Se poi aggiungiamo il negativity bias, cioè la nostra tendenza a dare più peso alle informazioni negative, drammatiche o minacciose, capiamo perché dopo dieci minuti di telegiornale possiamo avere la sensazione che il mondo sia sull’orlo dell’estinzione.

E infatti spesso il TG inizia e finisce con notizie negative.

Ora, questo non significa vivere con la testa sotto la sabbia. Credo sia importante sapere cosa succede nel mondo. Ma c’è una differenza tra essere informati e farsi bombardare emotivamente dalle informazioni.

Io preferisco scegliere come e quando informarmi, senza permettere che tutto ciò che accade nel mondo mi porti via energia.

Anche perché continuo a credere in una cosa molto semplice: dopo ogni crisi c’è una risalita.

Come dopo ogni buio arriva la luce.

Non significa che ogni tragedia abbia necessariamente un lieto fine o che dobbiamo trasformare tutto in una frase motivazionale da calendario.

Significa semplicemente che la vita è fatta di cicli. Si cade, ci si rialza, si cambia direzione, si ricomincia.

E forse è proprio questo che mi piace del concetto di yin e yang: ricordarmi che anche quando vediamo soltanto il buio, il buio non è mai l’intero quadro.

Poi, naturalmente, siamo tornati a parlare di pensione.

E lì è arrivata la domanda fondamentale:

“Ma tu, secondo te, andrai mai in pensione?”

La mia risposta, dentro di me, è stata più o meno: mah.

Perché sinceramente non so se ci arriverò mai.

Amo il coaching, la nutrizione, lo sport, la meditazione, la filosofia e la comunicazione.

Più studio, più faccio pratica, più sperimento e più mi innamoro di tutto questo.

Il problema è che ogni volta che imparo qualcosa di nuovo mi vengono altre tre idee.

Quindi la pensione, già in partenza, non sembra avere grandi possibilità.

Io mi vedo molto più a organizzare eventi stile "Gasparotto", con il cappellino di paglia, la borsettina con i fiorellini e probabilmente una quantità di cose da fare completamente incompatibile con qualsiasi concetto di riposo.

Oppure magari finirò a fare qualcosa che abbia a che vedere con il trading.

O magari diventerò una business angel.

Magari investirò tempo e denaro in startup, aiutando ragazzi più giovani a credere nei loro progetti e nei loro sogni.

Perché forse, a un certo punto della vita, la cosa più bella non sarà più soltanto costruire qualcosa per me, ma scommettere sulle persone, riconoscerne il potenziale e aiutarle a crescere.

E magari fare da mentore, mettendo a disposizione tutto quello che avrò imparato: le esperienze, gli errori, le intuizioni, le cadute e anche tutto ciò che ancora non so di dover imparare.

E magari, visto che oggi mi chiamano “la zia”, tra qualche anno mi chiameranno direttamente “la nonna”. XD

Chi lo sa.

La verità è che non ho la minima idea di cosa farò tra venti o trent’anni.

E, stranamente, questa cosa mi piace.

Perché più studio, più sperimento e più mi rendo conto che non voglio necessariamente arrivare a un punto in cui smettere di fare.

Voglio arrivare a un punto in cui posso scegliere cosa fare.

Magari continuerò a lavorare. Magari investirò. Magari insegnerò. Magari organizzerò eventi. Magari farò tutte queste cose contemporaneamente, perché evidentemente non sono capace di scegliere una sola strada.

Una cosa, però, è abbastanza certa: se un giorno mi vedrete in pensione, probabilmente dovrete cercarmi da qualche parte con un cappellino di paglia, una borsettina con i fiorellini e un nuovo progetto in testa.

Perché forse la mia idea di pensione non sarà smettere.

Sarà avere finalmente abbastanza esperienza da poterla condividere, continuare a imparare e, soprattutto, scommettere sulle persone e contribuire a farle crescere.

Ti voglio bene, papà. Grazie per essermi vicino, per preoccuparti per me e per desiderare sempre il meglio per me. Anche quando cerchi di mandarmi in pensione prima ancora che io abbia iniziato davvero. ♡♡♡

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