Pubblicato il : 29/08/2026
LA NASCITA DEL BULLETPROOF COFFEE: TUTTO È PARTITO DA UNA TAZZA DI TÈ
Ci sono alcune idee che nascono da una domanda molto semplice:
“E se provassi a fare le cose in modo diverso?”
La storia del Bulletproof Coffee è, in un certo senso, proprio questo.
All’inizio degli anni 2000, Dave Asprey, imprenditore della Silicon Valley, si trovava in Tibet durante un trekking sull’Himalaya. Era a circa 18.000 piedi di altitudine, faceva molto freddo e, secondo il suo racconto, si sentiva completamente esausto.
A un certo punto arrivò in una piccola guesthouse, dove una donna tibetana gli offrì una bevanda tradizionale: tè al burro di yak.
Non era una bevanda particolarmente sofisticata. Era semplicemente tè mescolato con burro di yak, una preparazione tradizionale utilizzata da secoli nelle regioni himalayane.
Ma per Asprey l’esperienza fu sorprendente.
Racconta di essere passato da una condizione di estrema stanchezza a sentirsi improvvisamente più energico e mentalmente lucido.
E invece di limitarsi a pensare “che strano”, iniziò a farsi una domanda:
“CHE COSA È SUCCESSO AL MIO CORPO?”
Ed è qui che, secondo il suo racconto, è iniziata la vera sperimentazione.
Tornato negli Stati Uniti, provò a ricreare quella bevanda.
Prese il tè, aggiunse il burro e lo frullò.
Il risultato?
Una bevanda decisamente poco piacevole.
Allora iniziò a cambiare le variabili.
Forse era il tè?
Provò diversi tipi di tè.
Forse era il burro?
Provò diverse varietà.
Dopo diversi tentativi arrivò a una combinazione completamente diversa:
CAFFÈ + BURRO + MCT OIL.
Ed è così che nacque l’idea del Bulletproof Coffee.
Nel 2009 Asprey pubblicò la ricetta sul suo blog e, negli anni successivi, il Bulletproof Coffee iniziò a diffondersi sempre di più, diventando molto conosciuto nel mondo low carb e keto.
DA UN’ESPERIENZA PERSONALE A UN’IDEA
La cosa che trovo più interessante di questa storia non è nemmeno la ricetta.
È il processo.
ESPERIENZA → DOMANDA → SPERIMENTAZIONE → OSSERVAZIONE → NUOVA SOLUZIONE.
Asprey non si è fermato a ciò che conosceva.
Ha visto qualcosa di diverso, si è posto una domanda e ha iniziato a sperimentare.
Ed è proprio questo che mi interessa anche nel mio percorso:
non prendere tutto per vero o per falso a priori, ma imparare a farsi domande, osservare e capire.
Perché a volte una semplice domanda può aprire una strada completamente nuova.
MA COS’È L’MCT?
MCT significa Medium Chain Triglycerides, cioè trigliceridi a catena media.
Sono grassi con una struttura particolare che permette loro di essere assorbiti e utilizzati più rapidamente rispetto a molti grassi a catena lunga.
E qui arriviamo al protagonista:
IL C8.
C8 significa 8 atomi di carbonio e identifica l’acido caprilico.
Tra gli MCT, il C8 è particolarmente interessante perché può favorire rapidamente la produzione di corpi chetonici.
In parole semplicissime:
MCT C8 → FEGATO → CHETONI → CARBURANTE
Uno dei principali chetoni prodotti è il β-idrossibutirrato (BHB).
PERCHÉ I CHETONI INTERESSANO IL CERVELLO?
Il cervello utilizza normalmente soprattutto glucosio.
Ma quando la disponibilità di glucosio diminuisce, come durante il digiuno o una dieta chetogenica, può utilizzare sempre più corpi chetonici come fonte energetica.
Il BHB circola nel sangue e può attraversare la barriera ematoencefalica, permettendo al cervello di utilizzarlo come carburante.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che rende gli MCT così interessanti.
PERCHÉ PROPRIO IL C8?
Gli MCT non sono tutti uguali.
Esistono diverse catene: C6, C8, C10 e C12.
Il C8 è particolarmente efficace nel favorire la produzione di chetoni.
Questo non significa che più chetoni equivalgano automaticamente a più salute.
Significa che il C8 può essere uno strumento interessante quando l’obiettivo è aumentare rapidamente la disponibilità di chetoni.
BULLETPROOF COFFEE: COSA C’È DENTRO?
La versione resa famosa da Asprey combina essenzialmente:
1. CAFFÈ
2. BURRO O GHEE
3. MCT OIL
Gli ingredienti vengono frullati insieme per creare una bevanda cremosa e ricca di grassi.
L’idea è utilizzarla al mattino, soprattutto all’interno di un’alimentazione low carb o chetogenica.
BULLETPROOF E FINESTRA 16/8
Ed è qui che trovo interessante il Bulletproof.
Se al mattino assumi caffè + grassi, senza carboidrati e senza proteine, puoi utilizzarlo come strategia per posticipare il primo vero pasto.
Per esempio:
MATTINA → BULLETPROOF COFFEE
PRIMO PASTO → ORE 12/13
ULTIMO PASTO → ORE 20/21
In questo modo puoi costruire una finestra alimentare di circa 8 ore, mantenendo un periodo di circa 16 ore senza un vero pasto.
Una precisazione importante: un Bulletproof Coffee contiene calorie, quindi dal punto di vista fisiologico non è un digiuno a zero calorie. È più corretto considerarlo una strategia compatibile con una finestra alimentare 16/8, ma non con un digiuno calorico completo.
E QUESTO È ANCHE UNO DEI MOTIVI PER CUI AMO IL CAFFÈ :)
Alla fine, forse, il Bulletproof Coffee rappresenta bene anche il mio modo di essere.
Mi piace il caffè. Mi piace sperimentare. Mi piace farmi domande.
E questo è anche uno dei motivi per cui amo così tanto il caffè :)
Non solo per il gusto o per il rituale del mattino, ma perché per me rappresenta quel piccolo momento in cui mi fermo, penso, osservo e mi ascolto.
Una semplice tazza di caffè può diventare l’inizio di una domanda.
E, qualche volta, una domanda può diventare l’inizio di un cambiamento.
SPERIMENTARE PER CONOSCERSI
È proprio questo l’aspetto che mi affascina.
Per me sperimentare non significa cercare continuamente la scorciatoia o il prodotto miracoloso.
Significa osservare, capire e ascoltare.
Cambiare una variabile.
Notare come reagisce il corpo.
E poi decidere se quella strategia funziona davvero per te.
Non esiste una formula perfetta valida per tutti.
E QUI ENTRA IL COACHING EVOLUTIVO
Ed è qui che, per me, tutto questo incontra il coaching evolutivo.
Perché il coaching non dovrebbe insegnarti semplicemente cosa fare.
Dovrebbe aiutarti a conoscere te stesso abbastanza da capire cosa funziona per te.
Imparare ad ascoltare il corpo.
Riconoscere i propri bisogni.
Osservare le proprie abitudini.
Sperimentare senza giudicarsi.
E soprattutto imparare ad adattarsi.
Per me, quindi, keto, digiuno e MCT sono solo strumenti.
Il vero lavoro è un altro:
diventare più consapevoli di noi stessi.
Perché quando impari ad ascoltarti, non hai più bisogno di seguire ciecamente ogni nuova regola.
Impari a scegliere.
IL PENSIERO LATERALE: CAMBIARE PROSPETTIVA
Ed è qui che torna anche il pensiero laterale di Edward de Bono.
Il pensiero laterale significa imparare a uscire dagli schemi abituali, mettere in discussione ciò che diamo per scontato e provare a guardare una situazione da un’altra prospettiva.
E forse tutto può partire da una domanda:
“E SE PROVASSI A FARE LE COSE IN MODO DIVERSO?”
A volte, per cambiare risultato, dobbiamo cambiare prospettiva.
Sperimentare. Osservare. Ascoltare. Correggere. Riprovare.
Non per trovare una formula perfetta, ma per conoscerci meglio e diventare più consapevoli delle nostre scelte.
Perché forse evolvere significa proprio questo:
avere il coraggio di mettere in discussione il modo in cui abbiamo sempre fatto le cose.
NOTA IMPORTANTE
A me piace sperimentare, conoscere e capire come funziona il mio corpo. È parte del mio percorso e del mio modo di imparare.
Ma quello che racconto è la mia esperienza personale, non un protocollo da replicare.
MCT, keto e digiuno intermittente non sono strategie universali. In presenza di condizioni mediche, terapie o esigenze particolari è importante confrontarsi con un professionista qualificato.
Sperimentare può aiutarti a conoscerti. Ma prendersi cura di sé significa anche sapere quando non fare da soli.