LA MEDITAZIONE NON È QUALCOSA CHE "FAI"..

Pubblicato il : 21/03/2026
Oggi mia cugina ( ti voglio bene Katia! ♡ ) che lavora come ottica mi ha chiesto: “Cugi, ma tu fai meditazione?”

Una domanda semplice, ma che mi ha fatto fermare un attimo a riflettere.
Perché, senza accorgercene, usiamo continuamente il verbo fare anche per cose che riguardano molto più l’essere.

Io non “faccio” meditazione.
O meglio: sì, a volte mi ritaglio dei momenti sul tappetino, mi fermo, respiro, pratico quello che viene definito "Deep Stretching" (un incontro tra mindfulness e allungamento muscolare).

Ma non è lì che succede davvero qualcosa.
Quello è solo uno spazio. Un mezzo. Un inizio.
La verità è che cerco, ogni giorno, di essere in uno stato meditativo.

È un po’ come indossare degli occhiali che ti fanno vedere la realtà da un’altra prospettiva.

E no, non significa essere sempre calma, centrata o “zen”.
Non significa avere la mente vuota o vivere in una bolla perfetta.

Significa provare.
Significa accorgersi di quando sei altrove (nei pensieri, nelle preoccupazioni, nelle corse mentali) e scegliere, anche solo per un istante, di tornare al respiro, al corpo a ciò che sta accadendo davvero.
A volte ci riesco.
Molte altre no.
E va bene così.

Perché la meditazione, almeno per come la vivo io, non è una performance.
Non è qualcosa da fare bene.
Non è un obiettivo da raggiungere.
È una relazione continua con il presente.

È presenza mentre lavi i piatti e l’acqua scorre tra le mani.
È attenzione mentre cammini e senti ogni passo.
È ascolto mentre qualcuno ti parla
( ascolto vero.. a proposito di Coaching! non solo aspettare il proprio turno per rispondere..)

È anche accorgersi di quando sei distratta, stanca, nervosa… e non giudicarti per questo.

Forse è proprio lì che inizia tutto.
La meditazione non è qualcosa che fai per dieci minuti al giorno e poi finisce.
È qualcosa che, piano piano, impari ad abitare.

È qualcosa che sei nel modo in cui vivi le tue giornate, anche nelle cose più semplici, anche in quelle più imperfette.

E forse la vera pratica non è sedersi in silenzio.
Ma ricordarsi, ancora e ancora, di tornare a sé stessi e permettersi di iniziare a vedere con maggior chiarezza… un po’ come quando puliamo i nostri occhiali.. ;)

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