Pubblicato il : 23/09/2026
Oggi mi sono imbattuta in una serie di immagini di Taffo.
Taffo è un´azienda italiana di servizi funebri diventata molto conosciuta anche per il suo modo decisamente fuori dagli schemi di comunicare sui social.
Dietro a questa comunicazione c´è anche Riccardo Pirrone, social media strategist e fondatore di KiRweb, associato alla strategia creativa che ha contribuito a rendere Taffo così riconoscibile online.
Una delle caratteristiche più evidenti della loro comunicazione è l´uso dell´ironia legata all´attualità: prendono un fatto, un tema di cui si parla in quel momento e lo reinterpretano attraverso il linguaggio di Taffo.
E non parlano soltanto di morte.
Nel corso degli anni la loro comunicazione ha affrontato anche temi sociali e di attualità, come gli incidenti legati all´alcol, la violenza sulle donne e il femminicidio, utilizzando un linguaggio spesso provocatorio e diretto.
Perché io, tutto questo, lo sto scoprendo proprio adesso.
Mi sono imbattuta quasi per caso nelle loro immagini e, da lì, ho iniziato a chiedermi chi ci fosse dietro quel modo così particolare di comunicare.
Ho iniziato ad approfondire Riccardo Pirrone e il suo lavoro e, incuriosita da quello che ho visto, ho già ordinato il suo libro.
Quindi quello che sto raccontando nasce soprattutto da una scoperta personale, da una prima impressione e dalle domande che mi sono venute spontaneamente guardando quelle immagini.
E una delle prime cose che ho pensato è stata proprio questa:
MA COME SI CHIAMA QUESTO MODO DI FAR RIDERE PARLANDO DI MORTE?
Ed è qui che ho incontrato il black humour.
E invece guardando quelle immagini mi è successa una cosa molto semplice e molto poco teorica.
HO RISO.
Tanto.
Avevo le lacrime agli occhi mentre guardavo un´immagine dopo l´altra.
Una di quelle risate improvvise, quasi liberatorie.
UNA RISATA INTERMINABILE, DI QUELLE CHE NON RIESCI PIÙ A FERMARE.
E mi sono resa conto che erano mesi che non ridevo così.
Poi, naturalmente, è arrivata la domanda:
MA PERCHÉ STO RIDENDO DELLA MORTE?
Perché la morte, nella nostra società, è ancora un tema spesso tabù.
È qualcosa di cui facciamo fatica a parlare, che tendiamo a tenere a distanza, quasi a mettere in un angolo.
Quando muore qualcuno, ci aspettiamo silenzio.
Rispetto.
Dolore.
Non una battuta.
Ed è proprio qui che il black humour crea una specie di cortocircuito.
Il nostro cervello si aspetta una cosa seria, pesante, dolorosa.
E invece arriva qualcosa che rompe completamente quella previsione.
Una battuta.
Un´immagine assurda.
Una frase che non ti aspetti.
E ridi.
Da un punto di vista psicologico, la spiegazione può essere sorprendentemente semplice.
La Benign Violation Theory, elaborata da Peter McGraw e Caleb Warren, sostiene che l´umorismo può nascere quando qualcosa rompe le nostre aspettative o ciò che consideriamo appropriato, ma allo stesso tempo viene percepito come sufficientemente sicuro da poterci fare una risata.
Ed è esattamente quello che può succedere con il black humour.
La morte ci mette davanti a qualcosa di serio.
La battuta cambia improvvisamente prospettiva.
Il nostro cervello si trova davanti a un cortocircuito: questa cosa è seria, ma il modo in cui viene raccontata è divertente.
E ridiamo.
L´umorismo può inoltre creare una certa distanza emotiva e aiutarci, in alcune situazioni, a regolare le emozioni.
Non cancella il dolore e non rende la morte meno reale, ma può permetterci di guardare per qualche istante qualcosa di difficile da una prospettiva diversa.
Ed è interessante che alcune ricerche abbiano osservato proprio l´uso dell´umorismo quando le persone parlano della morte o affrontano situazioni legate alla mortalità.
Quindi no, ridere della morte non significa necessariamente prenderla meno sul serio.
PUÒ SEMPLICEMENTE SIGNIFICARE RIUSCIRE, PER QUALCHE ISTANTE, A GUARDARLA SENZA SENTIRNE TUTTO IL PESO.
E forse è proprio questa una delle forze del black humour.
Non rende meno grave un tema.
LO RENDE PIÙ AVVICINABILE.
Credo che la risposta sia molto più complessa di un semplice sì o no.
Dipende da come lo si fa.
Da chi lo fa.
Da chi ascolta.
Dal contesto.
E soprattutto da dove passa il confine tra ridere DELLA MORTE e ridere DEL DOLORE DI QUALCUNO.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più delicati del black humour.
Si può scherzare su un argomento senza necessariamente voler sminuire chi lo vive sulla propria pelle.
Ed è una distinzione importante.
Perché una cosa è usare l´ironia per avvicinarsi a un tabù.
Un´altra è trasformare la sofferenza di qualcuno in uno spettacolo.
Forse il punto non è quindi chiedersi semplicemente:
“SI PUÒ RIDERE DELLA MORTE?”
Forse la domanda più interessante è:
“CHE COSA SUCCEDE DENTRO DI NOI QUANDO LO FACCIAMO?”
Nel mio caso è successo qualcosa di molto semplice.
Ho riso.
E quella risata mi ha sorpresa.
Perché non era una risatina di circostanza.
Era quella risata che arriva all´improvviso, che non riesci a fermare, che ti fa venire le lacrime agli occhi e male alle guance.
Una risata che mi ha ricordato quanto tempo fosse passato dall´ultima volta in cui avevo riso davvero così.
E allora, davanti a un:
«SE TI SVEGLI FREDDO, TI COPRIAMO NOI!»
mi arrendo.
Ho riso.
Tanto.
E quella risata interminabile me la sono goduta tutta.
Erano mesi che non ridevo così.
Riccardo, per quel poco che ho visto, per come mi sono sentita e, naturalmente, secondo il mio personalissimo parere:
SEI UN GENIO.
Grazie per avermi fatto ridere così.
E soprattutto per avermi fatto venire voglia di capire cosa c´è dietro questo modo così particolare di raccontare la morte.
Il libro è già ordinato e non vedo l´ora di leggerlo.
Perché quando qualcosa riesce a farmi ridere così tanto e, subito dopo, mi fa venire voglia di capire cosa c´è dietro, per me significa che ha lasciato il segno.
Forse è proprio questo che mi porto a casa.
Che anche un tema spesso tabù come la morte può essere raccontato in un modo capace di sorprenderci, spiazzarci e persino farci sorridere.
E forse non è poco.
Perché a volte una risata non cambia quello di cui stiamo parlando.
CAMBIA IL MODO IN CUI LO GUARDIAMO.
E oggi, dopo mesi in cui non ridevo così, quella risata mi ha fatto davvero bene.
Non voglio idealizzare il black humour, né sostenere che ridere della morte sia sempre positivo o che ogni battuta possa essere giustificata.
I confini esistono, e credo sia importante rispettarli.
Il dolore delle persone, il lutto e le esperienze traumatiche meritano rispetto, e non tutto ciò che fa ridere può essere automaticamente considerato innocuo o appropriato.
Questo articolo non vuole quindi dare risposte definitive né stabilire cosa sia giusto o sbagliato.
È semplicemente un pensiero nato da una risata che mi ha sorpresa, dalla curiosità che è venuta subito dopo e dalla voglia di capire un po´ meglio cosa può esserci dietro al black humour.
Un piccolo approfondimento, più che una conclusione.
Perché a volte anche una risata può diventare l´occasione per fermarsi e chiedersi:
PERCHÉ ABBIAMO RISO?
Per approfondire il rapporto tra umorismo, emozioni, morte e black humour:
McGraw, P. A., & Warren, C. (2010). Benign Violations: Making Immoral Behavior Funny. Psychological Science.
Samson, A. C., & Gross, J. J. (2012). Humour as emotion regulation: The differential consequences of negative versus positive humour. Cognition & Emotion.
South, J., et al. (2020). Communicating death with humor.
Mahat-Shamir, M., & Kagan, M. (2022). COVID-19 memes as a coping mechanism: An examination of humor and mortality salience. PLOS ONE.
Tae, H., et al. (2021). Coronavirus Disease Stress Among Italian Healthcare Workers: The Role of Coping Humor.
Queste ricerche non dimostrano che il black humour sia sempre positivo o che ridere della morte abbia automaticamente un effetto terapeutico.
L´umorismo è complesso e il suo effetto dipende dalla persona, dal contesto e dal contenuto.
Quello che emerge dalla ricerca è che, in determinate condizioni, l´umorismo può creare distanza emotiva, modificare la prospettiva e aiutare a gestire alcune emozioni.
Ed è proprio questa la prospettiva psicologica da cui ho scelto di guardare al black humour.