Pubblicato il : 13/10/2026
Ci sono incontri che durano pochi secondi, eppure riescono a riportarti indietro di anni.
Qualche sera fa ero a cena in un ristorante. Dopo la cena era previsto un evento musicale e, a un certo punto, sono uscita fuori a prendere un po’ d’aria.
Proprio in quel momento è arrivato l’artista che di lì a poco sarebbe salito sul palco.
Non so spiegare esattamente cosa sia successo dentro di me.
Guardandolo, ho sentito una sensazione di amore fortissima, quasi travolgente. Non un amore rivolto necessariamente a quella persona, ma qualcosa di molto più profondo.
Per un istante avrei voluto seguirlo.
Avrei voluto salire su quel palco insieme a lui.
E quella sensazione mi ha sorpresa, perché insieme all’entusiasmo è arrivata anche una profonda malinconia.
Mentre lo guardavo prepararsi a vivere il suo momento sul palco, improvvisamente ho rivisto me stessa.
La bambina che ero.
Fin da piccola ho sempre amato esprimermi.
Amavo lo sport, la sensazione di mettermi alla prova e sentirmi viva attraverso il corpo.
Amavo inventare storie con le Barbie, creare personaggi, immaginare vite, dialoghi e mondi interi.
E amavo i palchi.
C’era qualcosa, nell’idea di essere davanti alle persone e trasmettere un’emozione, che mi affascinava profondamente.
Poi cresciamo.
La vita prende strade diverse, arrivano responsabilità, aspettative, paure. Alcuni desideri cambiano, altri vengono messi da parte così silenziosamente che quasi ci dimentichiamo di averli avuti.
Fino a quando qualcosa — o qualcuno — ce li fa ricordare.
Forse è per questo che, vedendo quell’artista arrivare, ho provato una malinconia così intensa.
Non stavo guardando soltanto una persona che stava per esibirsi.
Stavo guardando qualcuno che, davanti ai miei occhi, stava vivendo qualcosa che una parte di me aveva sempre amato.
E in lui, per qualche secondo, ho riconosciuto me stessa.
Forse quella sensazione di amore che ho provato era proprio questo: il riconoscimento di una parte di me che avevo lasciato indietro.
Una parte creativa, libera, espressiva.
Quella bambina che inventava storie.
Quella ragazza che amava lo sport.
Quella parte di me che, davanti a un palco, non ha mai provato soltanto il desiderio di guardare.
Ha sempre sentito il desiderio di esserci e di trasmettere emozioni.
Siamo abituati a considerare la malinconia come un sentimento triste.
Ma forse, qualche volta, è anche una bussola.
Ci mostra ciò che ci manca.
Ci ricorda qualcosa che abbiamo amato.
Ci fa percepire la distanza tra la vita che stiamo vivendo e alcune parti di noi che vorrebbero ancora avere spazio.
Quella sera ho capito che non ero malinconica per la vita di un’altra persona.
Ero malinconica per una parte della mia.
Per qualcosa che riconoscevo, che sentivo familiare e che forse desideravo ancora.
Non so se tutti i sogni dell’infanzia debbano essere realizzati esattamente come li avevamo immaginati.
Probabilmente no.
Ma credo che meritino di essere ascoltati.
Perché dietro il sogno di un palco potrebbe esserci il bisogno di esprimersi.
Dietro il desiderio di inventare storie potrebbe esserci una creatività che vuole ancora trovare una voce.
Dietro l’amore per lo sport potrebbe esserci quella parte di noi che ha bisogno di sentirsi libera, presente, viva.
Forse crescere non significa abbandonare la persona che eravamo.
Significa trovare un modo nuovo per portarla con noi.
E così, quella sera, mentre un artista si preparava a salire sul palco, io sono rimasta fuori per qualche minuto con una sensazione difficile da spiegare.
Amore.
Malinconia.
Desiderio.
E una strana familiarità.
Come se, guardando lui, una parte di me mi avesse sussurrato:
“TI RICORDI DI ME?” ♡
E mi è scesa una lacrima.