Pubblicato il : 22/10/2026
Ho iniziato con il personal training, poi sono passata alla nutrizione, alla mindfulness e infine, tre anni fa, quando avevo 24 anni, ho iniziato il mio percorso di coaching.
In realtà, non sapevo bene cosa aspettarmi.
Associavo il Life Coaching a qualcosa di molto… zen.
Immaginavo calma, equilibrio, forse qualche candela e tanta pace interiore.
Poi ho capito che sì, lo zen c’entra eccome. Ma non nel modo in cui me lo sarei aspettata.
La crescita personale mi ha insegnato che trovare equilibrio non significa vivere sempre nella calma.
A volte significa guardare in faccia quello che non vuoi vedere, metterti in discussione, riconoscere i tuoi limiti e accettare emozioni scomode.
Significa cambiare prospettiva e, qualche volta, attraversare momenti decisamente poco zen.
Perché lavorare su di sé non significa eliminare tutto ciò che ci disturba, ma imparare a riconoscerlo e comprenderlo.
In questi tre anni sono cambiate tante cose. Alcune bellissime, altre decisamente scomode.
Ma se c´è qualcosa che il coaching mi ha regalato, è stata una maggiore consapevolezza di me stessa.
Ho imparato a riconoscere i miei punti di forza, i miei limiti e tante parti di me che ancora non conoscevo.
Ho iniziato a osservare i miei comportamenti, a interrogarmi sulle mie reazioni e a mettere in discussione alcune convinzioni.
Il coaching non mi ha resa perfetta, ma mi ha aiutata a conoscermi meglio e a scegliere con maggiore consapevolezza come agire.
Un´altra cosa che il coaching mi ha insegnato è stata guardare le altre persone in modo diverso.
E quando dico non giudicare, intendo davvero.
Ho imparato a sospendere il giudizio, a lasciare spazio alla curiosità e a ricordare che ogni persona porta con sé una storia che non sempre possiamo conoscere.
Questo non significa giustificare qualsiasi comportamento, ma riconoscere che comprendere una persona è diverso dal giudicarla.
Ho imparato ad ascoltare e a sentire l´altro in modo diverso.
Non soltanto a prestare attenzione alle parole, ma anche a cercare di comprendere le emozioni e i significati che possono esserci dietro un racconto.
Perché quante volte, mentre qualcuno ci parla, stiamo già pensando a cosa rispondere?
L´ascolto autentico richiede presenza, apertura e la disponibilità a lasciare spazio a un punto di vista diverso dal nostro.
Il coaching mi ha aiutata a riconoscere le mie emozioni, a dare loro un nome e a prestare maggiore attenzione a ciò che cercavano di comunicarmi.
Ho imparato che non tutte le emozioni sono piacevoli, ma questo non significa che debbano essere ignorate o combattute.
A volte, prima di capire come affrontare una situazione, abbiamo bisogno di comprendere che cosa sta succedendo dentro di noi.
Tra le cose che non mi aspettavo di scoprire durante il mio percorso c´è stata anche la creatività.
Ho iniziato a esplorare nuove possibilità, a mettere in discussione alcuni schemi mentali e a guardare le situazioni da prospettive diverse.
E, in questo processo, anche il lavoro sull´inconscio ha avuto un ruolo interessante.
Complice anche lui, insomma!
Perché l´inconscio è davvero tanta roba.
Il coaching mi ha insegnato anche a guardare il mio passato in modo diverso.
I miei errori e gli sbagli non sono più soltanto qualcosa da rimpiangere, ma esperienze da cui imparare.
Questo non significa fingere che tutto ciò che è accaduto sia stato positivo, ma provare a cambiare la prospettiva da cui guardiamo ciò che abbiamo vissuto.
Il passato non si può cambiare, ma possiamo cambiare il modo in cui scegliamo di guardarlo.
Lavorare su di sé richiede tempo, pazienza e la disponibilità a mettere in discussione convinzioni che magari ci accompagnano da anni.
Io ho lavorato duramente su me stessa, scavando, scavando e scavando.
E non è stato facile.
A volte ho persino maledetto la consapevolezza.
Perché quando inizi a vedere certe cose, non puoi sempre tornare a guardarle come prima.
Ma conoscere se stessi non significa dover correggere ogni parte di sé. Significa imparare a comprendere ciò che siamo e decidere con maggiore libertà come vogliamo vivere.
Oggi, se ripenso a quella ragazza di 24 anni che non sapeva bene cosa aspettarsi dal coaching, mi viene da sorridere.
Non immaginavo quanto questo percorso avrebbe cambiato il mio modo di guardare me stessa e gli altri.
Non sapevo che stavo iniziando un viaggio destinato a durare tutta una vita.
Un viaggio fatto di scoperte, domande, cambiamenti, momenti bellissimi e altri decisamente scomodi.
Perché la crescita personale non si conclude quando finisce un corso o raggiungi un obiettivo. Continua nella vita di tutti i giorni, nel modo in cui ascolti, affronti le difficoltà e impari a conoscere te stessa.
Il coaching mi ha dato una nuova consapevolezza. Ma il regalo più grande è stato imparare a guardare me stessa e gli altri ( e oserei dire anche quello che succede nel mondo ) con occhi diversi.