Pubblicato il : 25/07/2026
Ho di recente ricevuto una telefonata che mi è rimasta dentro.
La persona con cui stavo parlando, a un certo punto, mi ha detto:
"Io insegno questi argomenti che ho studiato da autodidatta. Poi ho guardato il tuo sito e ho visto tutti i corsi che hai seguito, le certificazioni… I miei allievi, per approfondire, vengono formati da persone come te."
Mentre parlava sentivo che dietro quelle parole c´era qualcosa di più.
Non stava semplicemente descrivendo due percorsi diversi. Si stava confrontando con me e, forse senza rendersene conto, si stava sentendo "meno" solo perché il suo percorso era nato dallo studio da autodidatta.
Quelle parole mi hanno fatto riflettere. Perché, se è vero che la formazione è importante, è altrettanto vero che spesso siamo noi i primi a sminuire il nostro percorso confrontandolo con quello degli altri.
QUANDO LO STUDIO DA AUTODIDATTA FA SENTIRE "MENO"
Sono una grande sostenitrice dello studio da autodidatta.
Credo che imparare in autonomia richieda curiosità, disciplina, spirito critico e tanta voglia di mettersi continuamente in discussione. Significa cercare fonti affidabili, approfondire, sperimentare, sbagliare e ricominciare.
Non è una strada più semplice. In molti casi è persino più impegnativa, perché nessuno ti indica il percorso.
Naturalmente, questo non significa che un percorso accademico o una formazione certificata non abbiano valore. Al contrario, rappresentano un investimento importante in termini di tempo, studio e competenze.
Il punto è un altro.
Un titolo di studio racconta una parte della nostra storia, ma non racconta tutta la persona.
ANCHE IO HO AVUTO I MIEI COMPLESSI
Mentre ascoltavo quella persona mi sono resa conto di una cosa.
Anche io, a volte, ho avuto ( e ogni tanto ho ) i miei complessi.
Così gli ho risposto quasi d´istinto:
"Sì, è vero che ho seguito diversi corsi... ma guarda che io non sono laureata in psicologia."
Non l´ho detto per sminuire il mio percorso.
L´ho detto perché è la verità.
E proprio quella sincerità ha cambiato il tono della conversazione.
LA VULNERABILITÀ CREA FIDUCIA
Ho percepito l´altra persona rilassarsi.
Come se, improvvisamente, non ci fosse più qualcuno da mettere su un piedistallo e qualcun altro da guardare con soggezione.
Eravamo semplicemente due professionisti con percorsi diversi, entrambi impegnati a studiare, a migliorarsi e a dare il massimo nel proprio lavoro.
In quel momento ho capito, ancora una volta, quanto la vulnerabilità possa creare fiducia.
Spesso pensiamo che, per essere autorevoli, dobbiamo mostrare solo ciò che ci rende forti: titoli, certificazioni, risultati, successi.
E invece la fiducia nasce molto più spesso dall´autenticità.
Quando una persona è capace di dire con serenità: "Questo è il mio percorso. Queste sono le mie competenze. E questi sono anche i miei limiti", diventa più credibile, non meno.
UN TITOLO DI STUDIO NON DEFINISCE CHI SIAMO
I titoli hanno valore.
Sarebbe sbagliato dire il contrario.
Ma non sono l´unico elemento che definisce un professionista.
Non raccontano quanto una persona continui a studiare.
Non raccontano la passione con cui si aggiorna.
Non raccontano l´etica con cui lavora.
Non raccontano l´umiltà di riconoscere quando è il caso di affidare qualcuno ad una persona con altre competenze.
Ho conosciuto professionisti straordinari con importanti percorsi accademici.
E ho conosciuto autodidatti eccezionali, che attraverso anni di studio, esperienza e formazione continua hanno sviluppato competenze solide e una grande consapevolezza dei propri limiti.
Alla fine, ciò che fa davvero la differenza non è soltanto il punto da cui si parte, ma la volontà di continuare a imparare.
LA FIDUCIA NASCE DALL´AUTENTICITÀ
Quella telefonata mi ha ricordato una lezione preziosa.
Quando ho condiviso una mia vulnerabilità non ho perso autorevolezza.
Ho creato uno spazio in cui anche l´altra persona si è sentita libera di abbassare le difese.
Ed è proprio lì che nasce la fiducia.
Non dalla perfezione.
Non dai titoli.
Ma dall´incontro autentico tra due persone.
Forse dovremmo smettere di chiederci se siamo "abbastanza" in base ai nostri attestati e iniziare a domandarci se continuiamo a studiare, a crescere e ad aggiornarci.
Perché un titolo di studio può aprire delle porte.
Ma sono l´integrità, la competenza costruita giorno dopo giorno e l´autenticità a far sì che le persone scelgano di fidarsi di noi.
E forse è proprio questa la riflessione più importante che mi ha lasciato quella telefonata: il titolo più prezioso non è quello scritto su un attestato, ma quello che ci conquistiamo ogni giorno attraverso ciò che siamo e il modo in cui trattiamo gli altri.